Ho letto per caso la lettera di Pier Luigi Celli pubblicata oggi su Repubblica, (e che ripropongo interamente nella seconda pagina di questo articolo) e teoricamente indirizzata al figlio. La mia prima reazione, come la maggior parte di quelle sia ufficiali che non, è stata di disgusto per il fatto che a scrivere quella lettera non sia stato un uomo qualunque, ma un personaggio che comunque ha contribuito a costruire l’Italia che viviamo oggi. C’è già che ha provato una riposta “da figlio a padre”, chi “da padre a padre”.
La prima, primissima impressione è che si tratti di un ennesimo esempio dell’ipocrisia diffusa in questo paese. E sicuramente lo è. Ma ha sicuramente il merito di scatenare un dibattito sulla vera crisi che questo Paese ha e che nessuno sembra ricordare: manca una visione chiara del futuro. Guardiamo la politica: da un lato un presidente del consiglio ultra-settantenne che cerca di ringiovanire guardando alla sua bella vita del passato, dall’altro un neo-eletto presidente del PD che cerca la novità trovando l’ispirazione nelle vecchie tradizioni dei DS. Il dibattito sociale in Italia riesce a concentrarsi solo sulle tradizioni senza trovare la forza di ripensare a nuove forme di azione verso il futuro. Siamo l’unico paese in cui nessuna forza politica si ferma a pensare come sfruttare in maniera coerente l’immigrazione che in fondo è l’unica freccia rimastaci per il nostro sviluppo. Certo, forse costruiremo 4 grattacieli a Milano, una delle capitali economiche più “decotte” del pianeta, tanto che a breve quando il quadrilatero sarà una semplice succursale di una qualsiasi strada della moda di una qualsiasi altra città, non sarà buona neanche per lo shopping.
Certo c’è il Nord-Est, che vive nell’illusione di essere la grande locomotiva d’Italia, e non si rende conto in realtà di essere unicamente una “terronia” fortunata (per il momento), che non è riuscita a superare la cultura del “Mio piccolo orticello”. Il Made in Italy oramai non esiste più, affidato al massimo alla creatività brillante di qualche personalità (ma allora sarebbe più corretto dire “designed in Italy”). Ci culliamo tutti sul fatto che l’Italia abbia in passato avuto la capacità di riprendersi in maniera inaspettata. Ma mi sa che l’attesa di Godot sia un pelo vana oramai. I giovani già oggi sono costretti a reggere un carrozzone politico-pensionistico fatto di scelte sbagliate di anni ed anni. E con nessuna reale prospettiva di miglioramento.
Certo, credo che Celli meriti la gran parte delle critiche che gli son state rivolte perché, nel suo piccolo, ha permesso che questo paese giungesse allo sfacelo. Ed è forse per questo che riesce a descriverlo in maniera così sintetica e lineare. Ma la sua voce forse servirà quantomeno a convincere qualcuno ad andare via, lontano.

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December 1st, 2009 at 1:52 pm
[...] che ci fanno dire si stava meglio quando si stava peggio, una sorta di atteggiamento che fa poi a pugni con l’idea di uno sviluppo del nostro paese. Gli ossimori in questo contesto si sprecano, [...]
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December 2nd, 2009 at 3:19 pm
Celli non è sicuramente il primo a parlare di meritocrazia.
L’Italia è un Paese che ha bisogno di rimettersi in cammino, ma, per farlo, ha bisogno di riforme strutturali importanti.
Queste dovranno puntare sui giovani, la meritocrazia e la ricerca scientifica.
Ma il Governo sembra troppo impegnato a pensare ai problemi giudiziari di Berlusconi, o agli ordini della Lega, e il PD è troppo impegnato a pensare ai conflitti interni, o agli ordini di Di Pietro. Personalmente, credo in un grande centro moderato. Soltanto così spero si possa pensare a riforme serie e concrete, per i giovani e per il Paese.
Marta
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December 2nd, 2009 at 9:11 pm
Ciao Marta, e grazie per il commento.
Temo che nessuna soluzione politica sia veramente proponibile al momento, se non con un vero cambio generazionale, che però mi pare mancare all’orizzonte. Finché si riterranno “giovani” in politica persone dell’età di Fini, Veltroni, Casini, e così via, al di là dei loro pregi personali, semplicemente non ci sarà la possibilità di comprendere cosa significhi “puntare sui giovani”.
S.
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December 2nd, 2009 at 11:49 pm
I contenuti della lettera sono condivisibili, visto che descrivono la pura realtà dei fatti. Che sia stato Celli ad evidenziare il problema, come molti hanno detto, è invece criticabile… ma la verità non cambia, in Italia ci sono in effetti molti problemi. Sinceramente non capisco la soddisfazione delle persone che scendono a patti, compromessi, si aprono la strada attraverso la raccomandazione, pur di ottenere un posto, spesso di un certo rilievo e ben retribuito. Ovviamente non sto parlando di soddisfazione materiale, ma di un altro tipo di soddisfazione. Penso che quella che si raggiunge dopo grandi sacrifici è la migliore. La consapevolezza di avercela fatta con le proprie forze, di aver dato il massimo e aver ottenuto qualcosa… ma questa è tutta teoria, che molti purtroppo non condividono… inoltre tutto ciò spesso non viene premiato. L’appello di Celli dovrebbe egli stesso rivolgerlo a chi di dovere, con i mezzi che possiede.
Chiara Cudini
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December 3rd, 2009 at 9:43 pm
Appunto. Ed è quello che ho cercato di sottolineare anche io. Ha ragione in quello che scrive. Peccato che non si tratti di un uomo qualunque, ma di una persona che ha avuto dei poteri in Italia e che ancora ne ha per fare qualcosa.
S.
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