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Politica, Società, Costumi, Economia ed Attualità

02/11/2009


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Ma la crisi dov’è?

Scritto da Sergio in Economia.

In un interessante articolo di Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, pubblicato sul numero in edicola di Economy, ci si chiede dove sia esattamente la crisi in Italia. Da un lato, infatti, il 78% degli italiani ritengono che la crisi sia molto grave, proprio in un sondaggio realizzato in Italia all’inizio del mese. Dall’altro lato, però, la borsa sembrerebbe riprendersi, l’indice di fiducia dei consumatori è in ripresa. E, soprattutto, sembra nella situazione attuale che i disoccupati, che pure sono aumentati considerevolmente, siano “invisibili”.

La disoccupazione è incrementata sensibilmente, ma i disoccupati non si vedono e questo non è un tema centrale nel dibattito pubblico: chi è senza lavoro, o in una situazione a rischio, soffre molti disagi e perdita di prospettive, ma il suo caso non riesce a fare massa.

Un dato interessante, forse legato anche al fatto che questa crisi ha colpito un po’ tutti, senza però aggredire un settore in particolare. Col risultato che la disoccupazione è aumentata da parte di tutti i settori e tutte le azienda.

Inoltre, un altro dato interessante riguarda l’indebitamento: si parla di incapacità delel famiglie di far fronte ai debiti, ma i dati dell’ABI sembrano rassicuranti, posizionando la situazione attuale su quella del 2007. Ma allora, che succede?

L’osservatore dei fenomeni sociali si chiede cosa stia succedendo, e difficilmente può dare una risposta univoca e risolutiva anche perché uno degli aspetti specifici di questa crisi è la frammentazione dei suoi effetti; alcuni aspetti sembrano però delinearsi in modo più chiaro.
Gli italiani hanno certamente ridefinito i propri acquisti: non necessariamente li hanno ridotti, ma tutti sembrano avere razionalizzato le proprie spese; questa tensione la ritroviamo non solo presso coloro che hanno sperimentato serie difficoltà, ma anche presso coloro che non sono stati toccati dalla crisi.  [...] In prospettiva futura questo nuovo atteggiamento sembra prefigurare uno scenario ove il ritorno di una forte propensione al consumo potrebbe richiedere molto tempo.
L’altro aspetto importante è una crisi senza inflazione che appare estremamente asimmetrica: colpisce – anche molto duramente – un numero per ora limitato di soggetti. Una crisi senza inflazione induce minore conflittualità tra capitale e lavoro; chi non è direttamente colpito sta come prima o meglio (i supermercati sono pieni di offerte, il costo del mutuo è diminuito…), per cui guarda con maggiore ottimismo al futuro: sintomatico è l’aumento di ottimismo presso i pensionati rispetto al 2008. Coloro che sono stati colpiti invece affrontano una situazione estremamente difficile, che a volte sembra lasciarli senza prospettive in un contesto che pare poter fare a meno di loro.

Una crisi quindi che si configura in una forma nuova, e che necessita di soluzioni differenti da quanto fatto in passato. E forse uno sforzo più radicato nel comprendere il malessere strisciante, prima che si aggreghi in forme di protesta troppo forti e che possano risultare esplosive.

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4 Responses to “Ma la crisi dov’è?”

  1. francesco Says:

    Non sono molto d’accordo sull’analisi che fai delle problematiche connesse all’attuale crisi economica.
    Il vero problema di questa situazione è da ricercare nella crisi del mercato finanziario a livello mondiale.
    Le banche in tutto il mondo hanno dimostrato di aver assunto rischi eccessivi e di conseguenza hanno avuto bisogno dell’intervento e del sostegno degli Stati per reperire la liquidità necessaria al funzionamento del sistema. La crisi ha esasperato la sfiducia tra gli stessi operatori finanziari e tra essi e la clientela. Tutti possono vedere le difficoltà che incontrano i consumatori e le imprese nel reperimento del credito.
    Questo frena l’economia. La crisi si è trasferita dal settore finanziario a tutti gli altri settori dell’ economia in quanto il rallentamento dell’attività creditizia gela o rallenta i consumi in misura esponenziale.
    I consumatori che non trovano con facilità accesso al credito abbandonano l’idea degli acquisti facili o quanto meno diventano più selettivi.
    E questo causa a sua volta minore produzione, minore occupazione e minori tasse e consumi.

  2. Sergio Says:

    Ciao!
    sono d’accordo sul tuo commento. Quello che però mi lascia perplesso è effettivamente una stranezza di questa crisi teoricamente di proporzioni gigantesche (almeno a scorrere in numeri), in realtà avvertita molto a macchia di leopardo.
    Attenzione, non credo che questo sia un bene, anzi. Spesso il fuoco (e i problemi) covano sotto la cenere!

  3. Francesco Says:

    Sarebbe molto interessante cogliere l’opinione della gente comune e la sensazione di fiducia o sfiducia di chi non ha conoscenze più ampie della propria esperienza di vita per valutare le prospettive, aspettative e tempi di evoluzione del momento che vive l’economia mondiale. Dallo stato d’animo dei consumatori e dei piccoli operatori e dalla loro propensione all’ottimismo ed alla spesa dipenderà molto l’evoluzione positiva di una crisi che sta già mietendo troppe vittime nel mondo del lavoro.
    Non sono un esperto di blog ma e’ con questa curiosità che mi sono avvicinato al tuo blog. Anzi mi complimento con te per la cortesia e capacita’ di mediazione che esprimi nelle tue risposte.
    Francesco

  4. Sergio Says:

    Grazie del complimento;-) Diciamo che mi cimento col blog, tempo permettendo, ma investendoci comunque parecchio.
    Quanto a quello che affermi, è vero. Bisognerebbe fare qualche analisi quantitativa sulla gente “comune” che vada al di là dei soliti sondaggi.Ciao!
    Ciao!